Il trovatore

Il trovatore è un’opera di Giuseppe Verdi  su  libretto di Salvadore Cammarano tratto dal dramma El Trobador di Antonio García Gutiérrez.

Trama

Parte I - Il duello  

La scena si apre nel palazzo dell’Aliaferia dove Ferrando, capitano delle guardie, racconta agli armigeri la vicenda del fratello del Conte di Luna, rapito anni prima da una zingara, poi catturata e bruciata viva (Abbietta zingara). I resti del fanciullo erano poi stati trovati tra le braci del rogo della zingara e Ferrando ritiene che a gettarlo sia stata la figlia della zingara, di cui i soldati ora chiedono la morte. Nel frattempo Leonora, giovane nobile amata dal Conte di Luna, confida a Ines, sua ancella, di essere innamorata di Manrico (Tacea la notte placida), il Trovatore appunto. Il conte, intento a vegliare sul castello, ode la voce di Manrico che intona un canto (Deserto sulla terra). Leonora esce, e confusa dall’oscurità, scambia il conte per Manrico e l’abbraccia. Ciò scatena l’ira del trovatore, che sfida a duello il rivale.

Parte II - La gitana

Ai piedi di un monte, in un accampamento di zingari (coro degli zingari: Vedi le fosche notturne spoglie), Azucena, madre di Manrico, racconta che un tempo (Stride la vampa), dopo aver visto sua madre arsa sul fuoco, per vendetta e disperazione gettò nel fuoco un bimbo rapito a corte: per una tragica fatalità, però, questi non era il supposto fratello del Conte di Luna bensì il suo proprio bambino. Nella scena successiva il Conte tenta di rapire Leonora. mentre si affretta ad andare al convento ma Manrico ne sventa il pericolo, e porta in salvo l’amata.

Parte III - Il figlio della zingara

Azucena è catturata da Ferrando e condotta dal Conte di Luna. Manrico e Leonora stanno per sposarsi in segreto e si giurano eterno amore. Il Conte Ruiz sopraggiunge ad annunciare che la zingara Azucena è stata catturata e di lì a poco sarà arsa viva come strega. Manrico si precipita in soccorso della madre cantando la celebre cabaletta Di quella pira.

Parte IV - Il supplizio

Il tentativo di liberare Azucena fallisce e Manrico viene imprigionato nel palazzo dell’Aliaferia: madre e figlio saranno giustiziati all’alba. Nell’oscurità, Ruiz conduce Leonora alla torre dove Manrico è prigioniero (Timor di me?…D’amor sull’ali rosee). Leonora implora il Conte di lasciare libero Manrico: in cambio è disposta a offrirsi a lui. In realtà non ha alcuna intenzione di farlo: ha già deciso che si avvelenerà prima del matrimonio (Mira, d’acerbe lagrime). Il Conte accetta e Leonora chiede di dare lei stessa a Manrico la notizia che è libero. Ma prima di entrare nella torre, prende, di nascosto, il veleno che ha nell’anello.

Intanto, Manrico e Azucena sono in attesa della loro esecuzione. Manrico cerca di calmare la madre, terrorizzata dall’idea di dover morire (Ai nostri monti ritorneremo). Alla fine, la donna si addormenta sfinita. Leonora arriva da Manrico e gli dice che è libero, implorandolo di scappare. Quando però scopre che lei non verrà con lui, Manrico si rifiuta di farlo. Dapprima crede che Leonora l’abbia tradito ma poi capisce che lei si è avvelenata pur di restargli fedele. Agonizzante tra le sue braccia, lei confessa che preferisce morire piuttosto che sposare un altro (Prima che d’altri vivere). Il Conte entra e trova Leonora morta tra le braccia del rivale: ordina che Manrico venga subito giustiziato. Azucena rinviene e si alza dal suo giaciglio. Quando il Conte di Luna le mostra Manrico morente, la donna urla trionfante che Manrico altri non era che suo fratello e che finalmente la vendetta di sua madre morta sul rogo si è consumata: “Egli era tuo fratello. Sei vendicata, o madre”.

Nella stagione 2011 in scena a  Teatro Massimo di Palermo, La Fenice di Venezia

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